Valorizzare la rappresentanza di genere nel tech: una leva necessaria per l’equità, oltre i bias interiorizzati. EquAll in conversazione con SheTech.

Nonostante il crescente interesse verso le tematiche della diversità e dell’equità di genere in termini di rappresentanza e accesso alle carriere STEM, il divario di genere nel mondo tech in Italia rimane significativo e ancora poco esplorato. Ne consegue un’insufficiente attenzione anche alle ragioni dietro la sotto-rappresentanza femminile nel settore, le relative barriere e le potenziali soluzioni. Nell’ambito del progetto Menomanels, abbiamo in più occasioni denunciato gli ostacoli strutturali e culturali legati alle difficoltà nell’accedere al settore e alla scarsità di donne nei ruoli decisionali. Per approfondire il tema in questione, abbiamo deciso di confrontarci con Chiara Brughera (d’ora in avanti indicata con le iniziali “CB”), Managing Director di SheTech: realtà no profit, e community di oltre 1200 persone associate, che promuove la parità di genere nei settori digital e tech attraverso attività di networking, formazione e sensibilizzazione.

Come valutate la percentuale di donne all’interno del settore tech? Avete osservato dei segnali concreti che lasciano intravedere un cambiamento o il gap resta ancora profondo?

CB: A livello di percentuali, da un report di Save the Children e ISTAT 2024, emerge che nei settori STEM c’è ancora una grande disparità tra ragazze e ragazzi, in Italia ma non solo. A livello di studio infatti solo il 16,8% delle ragazze vs il 37% dei ragazzi studiano queste materie e in generale, la percentuale di giovani laureate e laureati in discipline STEM è più bassa della media europea. Ovviamente questo si traduce poi anche nel mondo del lavoro: nel 2025, la presenza di donne nel settore tech globale si attesta al 27,6%, secondo i dati di StrongDM.

Il gap resta ancora profondo e le donne purtroppo rappresentano una minoranza nel settore tech per mancanza di accesso e opportunità. Sicuramente negli ultimi anni abbiamo visto dei segnali di cambiamento positivi, come una maggiore consapevolezza del problema e una crescita di iniziative volte a sostenere le donne nel digitale. Inoltre, molte aziende continuano a investire in progetti DEI e di sensibilizzazione per avvicinare sempre più donne al mondo Tech che è quello che offre e offrirà sempre più opportunità nel mercato del lavoro e con retribuzioni più alte. 

Quali  sono le criticità e gli ostacoli che si affrontano nel promuovere l’equità di genere nei settori tech e digital? In particolare, quali resistenze culturali o sistemiche sembrano avere l’impatto maggiore sulla crescita professionale delle donne?

CB: Le principali criticità sono culturali e sistemiche. Uno dei problemi principali è quello degli stereotipi di genere che condizionano le ragazze fin da giovani e influenzano quindi le loro scelte accademiche, portandole spesso ad autoescludersi da percorsi STEM. Molte ragazze fin da giovani non si sentono “portate” per la tecnologia o la programmazione, anche quando hanno tutte le competenze per poter eccellere. A livello aziendale, le donne incontrano spesso bias inconsci nei processi di selezione, promozione e valutazione delle performance. A questo si aggiungono le dinamiche legate alla conciliazione tra lavoro e vita privata, che ancora oggi ricadono soprattutto sulle donne.

Nel vostro report “Tech: (non) è un lavoro per donne” emergono con forza le barriere sistemiche che ostacolano le donne, dalla scuola al lavoro: dall’autoesclusione nei percorsi STEM, legata agli stereotipi interiorizzati, alla percezione di disuguaglianze nelle carriere, nelle promozioni e nei salari, fino alla difficoltà di accedere a ruoli dirigenziali. Tra tutti questi aspetti, qual è il dato più trascurato o sottovalutato nel dibattito pubblico?

CB: Credo che l’aspetto più sottovalutato sia il ruolo degli stereotipi interiorizzati. Già da quando siamo bambine riceviamo messaggi espliciti e impliciti su cosa “è da femmine” e cosa no. Pensiamo banalmente agli scaffali di un negozio di giocattoli: i giochi di scienza per le bambine sono tutti legati alla bellezza tra smalti, profumi e trucchi, mentre quelli per i bambini sono giochi di meccanica, ingegneria ecc. Questo è solo un esempio. Sicuramente questi stereotipi hanno un impatto enorme sull’autopercezione e sulla fiducia nelle proprie capacità e alla lunga influenzano anche scelte più importanti della nostra vita personale e professionale. Bisogna lavorare a livello culturale ed educativo su questi temi per portare un vero cambiamento.

Che responsabilità hanno le aziende tech quando si parla di speaker diversity negli eventi? Cosa dovrebbe significare “diversità”, oltre la presenza di donne?

CB: Le aziende – e le persone che organizzano eventi in generale – hanno una grande responsabilità perchè dobbiamo cambiare la cultura del settore tech e avere role model e speaker donne è il minimo. Diversità significa rappresentare anche persone LGBTQIA+, professioniste/i con disabilità o appartenenti a generazioni diverse, per esempio. Avere una pluralità di voci ad ogni evento è essenziale per far sì che tutte le persone si sentano rappresentate e vogliano quindi iniziare o continuare a lavorare in questo settore. 

Nel nostro piccolo, insieme ad Alessia Camera, abbiamo creato un database di donne del settore tech e digitale disponibili come speaker per eventi o panel. Questo progetto è nato come risposta ai tanti “Non le abbiamo trovate! Non hanno risposto, non si sono rese disponibili, non ci sono esperte in quel settore ecc…”. Il nostro obiettivo è aiutare gli organizzatori e le organizzatrici di eventi ad avere una presenza più equili brata tra i relatori e le relatrici ed evitare i cosiddetti “manel”. Le donne nel tech e nel digitale ci sono: noi le abbiamo inserite in un database aperto e accessibile a tutti e tutte, da consultare e utilizzare per garantire panel ed eventi più inclusivi.

Tra i vostri progetti recenti, “IO/Impresa – crescere con il tuo business” si concentra sull’empowerment imprenditoriale femminile, offrendo strumenti pratici per lo sviluppo di competenze digitali e strategie di business. Qual è stato finora l’impatto più significativo del progetto? In che modo è possibile colmare il divario di genere nel mondo imprenditoriale e promuovere la presenza delle donne nei settori tech e digitali?

CB: IO/Impresa è un progetto che abbiamo realizzato insieme ad ARTI Puglia per l’accompagnamento e il supporto all’avvio e allo sviluppo delle imprese femminili e giovanili, finanziate nell’ambito dell’Avviso “Nuove Iniziative di Impresa” della Regione Puglia. L’iniziativa ha permesso ad imprenditrici ed aspiranti tali di accrescere le proprie competenze digitali, migliorare le soft skills e costruire e rafforzare la loro rete di contatti, anche tramite l’integrazione di esempi di successo e testimonianze del mondo dell’imprenditoria. Tra il 2024 e il 2025 abbiamo formato più di 800 persone tramite corsi online e organizzato 3 “camp ValorizzarSì” a Bari, Lecce e Foggia – giornate con momenti ispirazionali, di formazione e networking – che hanno visto la partecipazione di circa 80 donne (aspiranti) imprenditrici. 

Per colmare il divario servono politiche di accesso al credito più eque e una narrazione che valorizzi l’imprenditoria femminile nel tech come leva strategica per l’innovazione. In generale per promuovere una maggiore inclusione delle donne in questi settori secondo noi è essenziale: moltiplicare le opportunità di formazione, moltiplicare gli spazi per parlare di questi temi e moltiplicare i modelli, cioè portare esempi di donne che lavorano nel mondo tech e digital che possano essere un esempio positivo.

Molte ragazze interessate a entrare nel mondo tech si scontrano con la mancanza di orientamento, di role model o di strumenti adeguati. È da questa premessa che nasce il progetto Digital EmpowHer ToolKit. Come possono strumenti di questo genere aiutare concretamente le giovani donne a muovere i primi passi nel tech? E quali consigli dareste a chi vuole iniziare ma non sa da dove partire?

CB: Il Digital EmpowHer ToolKit è uno strumento per l’empowerment professionale e personale rivolto principalmente a ragazze e donne che vogliono orientarsi in maniera consapevole nel mondo del lavoro, attuale e futuro. È un documento digitale pensato per condividere il valore e la conoscenza generati dalle due edizioni di Digital EmpowHer, il progetto ideato dalle associazioni Piano C, SheTech e On/Off e realizzato a Parma e Provincia da ottobre 2022 a settembre 2024, grazie al contributo di Fondazione Cariparma e con il patrocinio del Comune di Parma. È una “cassetta degli attrezzi” che vuole dare orientamento, ispirazioni e strumenti utili (tra cui libri, profili social ed esercizi pratici) su tematiche come linguaggio inclusivo e unconscious bias, Industria 4.0, educazione finanziaria e coding, per citarne alcuni. Il nostro obiettivo con questo progetto è quello di far conoscere alle ragazze e alle donne le opportunità del settore e muovere i primi passi in modo consapevole.

Il nostro consiglio a chi vuole iniziare è: non aspettare di sentirti “pronta”, inizia da ciò che ti incuriosisce, cerca community come SheTech per crearti una rete e lasciati guidare e ispirare da mentor e role model, persone che già lavorano nel settore tech e digitale e che possono quindi supportare concretamente in questo percorso.

Articolo di Ludovica Fionda e Federica Salvatore

Il progetto di EquAll Menomanels è supportato da Semia Fondo delle Donne