Ogni anno, l’Equal Pay Day (Giornata europea della parità retributiva) è un’occasione per riflettere sul divario retributivo di genere (gender pay gap) e sensibilizzare sulle disuguaglianze di genere nel mondo del lavoro.
Cos’è il divario retributivo di genere?
Si tratta della differenza fra gli stipendi medi di uomini e donne. È definito ufficialmente “differenziale retributivo di genere non rettificato”, in quanto non tiene conto di tutti i fattori che influenzano il differenziale retributivo, come le differenze in termini di istruzione e esperienza sul mercato del lavoro. Declinato secondo le sue dimensioni più rilevanti, si focalizza sulla più bassa retribuzione delle donne al mercato del lavoro, al netto del tasso di attività delle donne e del tasso di occupazione (che riguarda solo le donne che cercano attivamente lavoro). Negli ultimi due casi siamo tra i fanalini di code d’Europa, nel primo caso invece…
“Equal pay for equal work”…
… Enunciavano già i trattati istitutivi dell’allora Comunità economica europea nel 1957! Il principio è stato rafforzato dalla recente direttiva (UE) 2023/97 sulle norme minime in materia di trasparenza retributiva, di mezzi di tutela e di applicazione negli Stati membri. Ma, se nove europei su dieci ritengono inaccettabile che le donne vengano pagate meno degli uomini a parità di impiego, le donne nell’UE continuano a guadagnare in media il 13% in meno rispetto ai loro colleghi uomini… attestano le stime dell’Ufficio statistico dell’Unione Europea (Eurostat), pubblicate dalla Commissione europea lo scorso venerdì 15 novembre. Un divario retributivo di genere che varia significativamente nell’UE. Nel 2022, l’Italia si sarebbe collocata tra i paesi con il divario retributivo più basso (inferiore al 5%) con Romania e Belgio. Un dato all’apparenza promettente, eppure, qualcosa sembra ancora non quadrare.

Cosa non quadra? La metodologia dei dati stessa
Il divario retributivo di genere in Italia risulta inferiore alla media UE, ma questo dato dipende in parte dalla metodologia utilizzata. Come sottolineato dall’economista Marcella Corsi, con cui abbiamo avuto il piacere di confrontarci lo scorso settembre durante la scuola di EquALL e Base Italia Teste Calde, le stime di Eurostat non riflettono la realtà del mercato del lavoro.
Cosa resta fuori dall’analisi di Eurostat?
🔹 Il settore privato delle piccole e medie imprese (vero tessuto economico italiano)
🔹 Il lavoro pubblico non qualificato
🔹 Le lavoratrici e i lavoratori autonomi
🔹 Le differenze legate ai tipi di contratto (part time vs. full time)
🔹 Le eterogeneità territoriali
La realtà dei fatti: tra divario retributivo apparente e reale
L’Analisi dei divari di genere del mercato del lavoro nel sistema previdenziale (1/2024) dell’INPS mostra per esemio che il divario “reale” in Italia si attesta al 12-13%, un dato ancora significativo e che riavvicina il divario Italiano alla media europea. A ciò si aggiunge il gap pensionistico, che nel 2022 in Italia ha raggiunto il 36%. Insomma i dati che trasmettiamo a Eurostat non sono proprio accurati!

Rivendichiamo dati trasparenti e una metodologia completa
Come possiamo ridurre il divario senza comprendere a pieno la realtà del lavoro femminile? Chiediamo una trasparenza radicale nei dati e un approccio metodologico che rifletta la complessità del lavoro femminile per garantire che l’applicazione del principio di pari retribuzione venga basata su una percezione autentica e non distorta del mercato del lavoro.
Articolo di Ludovica Fionda
Fonti:
EUR-lex, Direttiva UE 2023/970.
Parlamento europeo, Divario retributivo di genere: i dati e le statistiche. Infografica, Marzo 2020.
Eurostat, Gender pay gap statistics, Statistics explained. Dati: novembre 2020 e marzo 2021.
Dichiarazione della Vicepresidente Jourová e dei Commissari Schmit e Dalli in occasione della Giornata europea della parità retributiva*, 14 novembre 2024.
INPS, “Analisi dei divari di genere del mercato del lavoro nel sistema previdenziale” (1/2024)
